Politica e strategia dell’insulto

Nelle scorse elezioni comunali e poi ancora di più nel recente referendum la cosiddetta vittoria del movimento 5 stelle o comunque del pensiero anti-renziano ci porta ad interessanti riflessioni.
Si tratterebbe secondo alcuni di voto di protesta. Per altri voto di cambiamento. Per altri si tratta di qualcosa di costruttivo. Tenterò una breve analisi un po’ più approfondita su un tema specifico che non vuole assoltamente esaurire le spiegazioni di un voto del genere, ma che forse può spiegare qualcosa e far riflettere anche per il futuro. Mi vorrei soffermare sulla “strategia dell’insulto” dei politici degli ultimi tempi. Distinguerò 3 modalità rappresentative dei seguenti schieramenti dominanti: PD, M5S e centrodestra.
Gli esponenti M5S e anche molti loro seguaci sono gli insultatori professionisti. Fanno dell’insulto buona parte della loro propaganda politica. Accusati e criticati dagli altri anche per questo. Troppo contro tutti, meno chiaro il loro programma costruttivo, gli dicono. Ma non mi soffermo su questo. Vorrei osservare: chi è l’oggetto dell’insulto M5S? Politici, governanti vari, establishment, … insomma coloro che soprattutto in ruoli pubblici hanno abusato del loro potere o amministrato male ai danni dei cittadini. Questo significa che la stragrande maggioranza dei cittadini non sono bersagli degli insulti, sono invece invitati ad associarsi agli insulti per appoggiare la rivoluzione M5S dell’onestà. 
C’è poi l’insulto alla Berlusconi: l’insulto di Berlusconi è perlopiù verso gli avversari, sottolineando il loro ruolo di diversi. Avversari di sinistra denominati anacronisticamente “comunisti”. Avversari di M5S accusati di incapacità. Attenzione però, l’oggetto degli insulti è rivolto perlopiù a una minoranza di “altri”, anche in parte immaginaria, molto più ai politici del PD che non agli elettori. L’obiettivo è sempre quello di proporre una fratellanza in nome di questo disprezzo condiviso. Salvini offre delle variazioni con gli insulti all'”Europa”, in altra forma agli immigrati, … anche qui l’oggetto degli insulti è una cospicua ma minoritaria parte di persone. La maggioranza non è oggetto di insulti ma invitata ad associarsi agli insulti.
C’è poi l’insulto alla Renzi: per quanto questo possa sembrare strano l’insulto alla Renzi è il più generalizzato. Rottamatore, ce l’ha con i vecchi del partito. Non ce l’ha invece particolarmente con quelli degli altri partiti, non ha alzato molto la voce contro Berlusconi (desiderava la sua pensione non la sua galera), capace di allearsi con Verdini. Allora chi è insultato da Renzi? Renzi insulta più di tutti i cosiddetti “gufi”. Gufi sono quelli che non credono con ottimismo al cambiameno che lui sta portando. Gufo è chi dice o pensa “no”. No  a chi e a che cosa? No  a quello che lui fa o vuole fare. Qui nasce  il problema perchè “gufo” può diventare chiunque non appena dubiti di un provvedimento renziano. In pratica dunque chiunque è stato prima o poi ragginto da un accusa di “gufo” da Renzi. Un’accusa col sorriso, un’accusa educata, ma  di fatto un insulto vero e proprio. Non sei d’accordo con qualcosa del governo Renzi? Sei un “gufo”. Uno che rema contro il bene. E quindi di fatto un “cattivo”, un personaggio negativo per l’Italia. E gufo può diventarlo facilmente chiunque. Indi Renzi insulta spesso e con convinzione una massa sterminata di italiani, praticamente prima o dopo tutti.
Ed ecco dopo questa breve e sicuramente semplificativa analisi propongo un’altrettanta semplicistica conclusione. sperando che sia almeno uno spunto di riflessione. Tutti insultano ormai ahimè. E nemmeno in modo debitamente motivato. Ma sicuramente un elettore fa più difficoltà a votare uno da cui è stato insultato che non uno che ha insultato il proprio partito.

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