SINOSSI 180 – Parabola della pecora smarrita

Mt 18,12-14
18 12 Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13 In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14 Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.
Lc 15,4-7
15 4 «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? 5 Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. 7 Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Questa famosissima parabola è molto breve e pur essendo semplice nel suo significato globale possiede una chiave di lettura sagace che ci aiuta a entrare meglio nella sua interpretazione.
Si parla di un uomo in Matteo oppure in Luca Gesù si rivolge ai presenti che avendo perso una delle sue 100 pecore lascia le altre 99 nel deserto (Luca) o sui monti (Matteo) per andarla a cercare. Poi dopo averla ritrovata è pieno di gioia.
Iniziamo col capire chi è questo uomo di cui Gesù parla. E’ un uomo che ha 100 pecore, quindi ragionevolmente un pastore. In generale, diciamo un lavoratore, un ristoratore che ha 100 tavoli, un ingegnere che ha 100 progetti, un professore che ha 100 classi,… E a un certo punto ne smarrisce 1 delle sue 100 fonti di reddito. E a questo punto non pensa “vabbè ne ho ancora 99” ma si impegna in tutti i modi per recuperare anche la 100esima. Il suo impegno forsennato per recuperare la centesima parte delle sue attività/averi e la gioia dopo averlo recuperato descrivono i suoi attributi: è essenzialmente un avaro. Prova gioia per un recupero assolutamente marginale dei suoi beni. Ed ecco il senso della parabola: con lo stesso impegno con cui un uomo avaro va alla ricerca dei suoi beni smarriti, pur una modesta parte del totale, Dio va alla ricerca delle sue anime smarrite nel peccato. Con la stessa gioia con cui un avaro è contento di aver recuperato una parte delle sue attività, così Dio gioisce quando un peccatore torna a Lui. Quale migliore descrizione della misericordia del Padre verso i suoi Figli? Ancora: l’avaro gioisce più per una pecora ritrovata che per le altre, infatti l’avaro è sempre in ansia per quello che ha perso o non ha e dimentica in modo assurdo tutte le sicurezze di cui ancora comunque gode. E per Dio c’è qualcosa di analogo nei confronti di ogni peccatore fosse pure uno solo a fronte dei 100 – cioè una totalità – che invece vive nella sua amicizia. In Luca la descrizione offre alcuni dettagli in più: dopo aver ritrovato la pecora l’uomo se la mette in spalla, cioè fatica per lei, e poi chiama gli amici e organizza una festa per l’accaduto. Amici anche essi debitamente avari se accettano di prendere parte ad una festa così assurda. Così Dio ha i suoi amici – i santi – che condividono con Lui la sua pena e il suo amore per i peccatori, con la gioia quando vengono recuperati. E’ la gioia in Cielo per la conversione di un peccatore più grande di quella per i 99 giusti. La conversione di un peccatore cambia le cose in modo assoluto, mentre i 99 stanno già nella gioia continua.
Un’ultima osservazione per quanto riguarda la sorte dei 99 durante le ricerca della pecora smarrita. La descrizione che vengano lasciati sui monti o nel deserto fa pensare ad una certa assenza di Dio-buon pastore, o diciamo almeno una preferenza di azione verso i peccatori. Questa realtà è molto misteriosa e si può comprendere un po’ meglio nella parabola del figliol prodigo. Il figlio maggiore si lamenterà lì di avere scarse attenzioni rispetto a quelle riservate al figlio peccatore. Ma il Padre chiarirà lì che il figlio fedele, e qui le 99 pecore, sono sempre con il Padre anche se Lui si è allontanato per andare a cercare la pecora smarrita “Figlio tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo” dira al figlio maggiore che si lamenta lasciando intendere che la vera vicinanza non è quella spaziale, che è qualcosa di più profondo.

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